INTERVISTA A M. L. ANIDO

Clara Campese : "Signora, Lei è entrata in contatto con la musica in tenera età; vuole raccontarci i suoi primi passi con la chitarra ?"
Maria Luisa Anido : "Mi sono avvicinata alla chitarra a circa 7 anni, grazie a mio padre. Amava l' arte, era infatti un buon pittore e si dilettava con la chitarra. Allora ero molto piccola e quando papà riceveva lezioni dal Maestro Vincenzo Caprino, un italiano che si trovava a Buenos Aires, adoravo ascoltarlo, ma non volevo che mi vedesse e così mi nascondevo dietro uno scrittoio. Una volta, al termine di queste lezioni, presi la chitarra in mano e suonai ciò che avevo sentito. Avevo paura che a mio padre non piacesse per niente, invece fu contentissimo e cominciò egli stesso ad insegnarmi la musica. Quando avevo già imparato un po' di teoria e suonavo appena, mi presentò al maestro Domingo Prat, catalano, il primo che aveva portato la scuola spagnola in Argentina. All'età di 11 anni Prat mi presentò ufficialmente al pubblico in due concerti."
Campese : "Poi è diventata allieva prediletta del Maestro Miguel Llobet ?"
Anido : "S“, poco dopo, presi lezioni da Llobet."
Campese : "Lei ha formato anche un duo con Llobet. Cosa ricorda ?"
Anido : "Llobet mi ascoltò e gli piacqui molto, allora avevo 13 o 14 anni. Poi mi mandò molta musica, appositamente trascritta da lui per due chitarre. In seguito con papà e Llobet, girai tutta l'Argentina e l' Uruguay. L“, in duo, tenemmo numerosi concerti. Purtroppo, a quei tempi, non si usava che le ragazze viaggiassero da sole, come al giorno d'oggi, e quindi non potei seguire Llobet in Europa: mio padre, infatti, a causas di impegni di lavoro, non poté accompagnarmi."
Campese : "Oltre a Llobet ha conosciuto anche Villa-Lobos e Barrios ?"
Anido : "Villa-Lobos no, Barrios s“. Ero molto piccola, avevo 10 anni ed in casa si facevano riunioni musicali con molti chitarristi. Una volta venne anche Agustin Barrios, però, data la mia età, non diedi grande importanza all'evento. Soltanti in seguito me ne resi conto e mi dispiacque, visto che adoro la musica di Barrios!"
Campese : "E di Segovia cosa ricorda ?"
Anido : "Lo conobbi ad un mio concerto. Alla fine, quando venne a complimentarsi, scrutava meravigliato le mie mani, minuscole rispetto alle sue notevolmente grasse. Forse a questo era dovuto il suo mitico suono ... comunque da quel giorno mi chiamò sempre ."
Campese : "Sappiamo che Lei, oltre ad essere un'eccellente chitarrista, si è dedicata anche alla composizione..."
Anido : "Studiai in conservatorio solfeggio, armonia, piano ed anche un po' di composizione. Ma la teoria della composizione non mi ha mai attratto molto. Non mi ritengo una compositrice, non riesco a comporre senza lo strumento alla mano. E' necessaria per me una comunicazione diretta con lo strumento, mentre il vero compositore compone sulla carta."
Campese : "E la sua musica è ispirata all'Argentina ?"
Anido : "Sì, in un certo qual modo. Però, quando cominciai a viaggiare composi i Preludios Nostalgicos e la Cancion de Cuna che già non erano più di ispirazione argentina. Certamente non perché ho dimenticati la mia patria..."
Campese : "Signora, girando un po' tutto il mondo, ha avuto modo di conoscere giovani chitarristi di tutti i paesi. Che ne pensa della nuova generazione ? "
Anido : "E' straordinaria. Quando io ero giovane, con Llobet ridevamo, perché , se qualcuno riusciva a suonare lagrima di Tarrega senza errori, era già una cosa straordinaria. Ora vedo che ovunque si suona molto bene, a Cuba, per esempio e qui in Italia. In Spagna stranamente il livello é più basso. Penso comunque che qui in Italia ci sia una quantità di ottimi chitarristi."
Campese : "E dei nuovi didatti ?"
Anido : "Ora ce ne sono molti, differentemente dalla mia epoca. La chitarra ha avuto un esplosione e questo lo si deve ad Andres Segovia, che ha suonato nelle migliori sale di tutto il mondo ed ha lottato per creare la cattedra di chitarra nei conservatori. Quando entrai nel Coservatorio Nazionale e l“ nacque la cattedra di chitarra, qualcuno diceva che era molto meglio studiare violino, piano o arpa. Però, stranamente, agli esami c' era sempre un "mondo" di chitarristi e pochissimi pianisti, violinisti o arpisti ! Oggi la chitarra é uno strumento che piace anche al pubblico, perché parla al cuore."
Campese : "Forse per questo il popolo sud-americano è più vicino alla chitarra ? "
Anido : "Ma ! Penso che ormai la chitarra sia popolare in tutto il mondo, da Cuba al Giappone, alla Russia. Ormai ci sono chitarristi in ogni parte del mondo forse anche in qualche igloo del polo nord...! La chitarra è lo strumento più amato nel mondo, forse perchè é molto intimo ed è come la prolungazione sonora dell'anima umana : quello che non si può dire a parole lo si può esprimere con la chitarra."
Campese : "Cosa consiglierebbe, dunque ad un giovene chitarrista, che vuole intraprendere la carriera del concertista ?
Anido : " Io credo che il consiglio più utile per un giovane sia sempre quello di rispettare il suo io interiore e la sua personalità. I giovani devono s“ ascoltare i consigli altrui, ma devono suonare a secondo del proprio sentire. Penso che l'artista che si impone nel tempo sia quell dalla personalità ben distinta. Prendiamo ad esempio Andres Segovia : é inconfondibile. E lo stesso vale per la pittura ed ogni arte. Ho ragione o torto ? Bisogna essere sinceri con se stessi per poterlo essere con gli altri. Se uno non é sincero non può far musica perché trasforma quest' ultima in qualcosa di falso."
Campese : "Può adesso dirci qual'é il suo rapporto con il pubblico ? "
Anido : "Io sono una persona che non ha paura di niente, nenche di morire, ma l'unica cosa che temo è il pubblico. Ricordo che a Leningrado dovevo suonare in un teatro enorme, esaurito fino all'ultimo ordine di posti. Mentre mi dirigevo verso la sedia la mia intima volontà era quella di ritornare indietro. Poi mi rassenerai, pensando che certo non mi avrebbero ucciso." -
Campese : " Ma nel momento in cui inizia a suonare Lei dimentica la presenza del pubblico ? "
Anido : "Bene l'impatto con il pubblico diventa un'abitudine al terzo i quarto concerto consecutivo. Se passa invece molto tempo allora é diverso ed allora é sempre come se fosse la prima volta.
C. Campese : "Un' ultima domanda: se tornasse indietro, a sette, otto anni, rifarebbe tutto quello che ha fatto? "
Anido : "Ma ! Io ho un desiderio tutto particolare : essere astronauta...o eploratore, ma forse quest'ultimo é un po' pericoloso, si incontrano tigri e leoni ! Invece navigare nello spazio é molto bello e per me non é rischioso : non ho paura del cielo né di volare. Comunque, per quanto riguarda la chitarra, non ho alcun rimpianto. Ripercorerei il cammino nello stesso e identico modo."
Campese : " Signora, La ringrazio dell' intervista e spero di riascoltarla al più presto in concerto, qui a Napoli."

Napoli, 22 ottobre 1989